Casa museo del poeta Nino Ferraù
Nino Ferraù, nato a Galati Mamertino (ME) il 12 Ottobre 1923, deceduto a Messina il 23 Dicembre 1984, fu poeta, insegnante, saggista e critico.
A 19 anni pubblicò il suo primo libro dal titolo "Diadema di sangue". Fu fondatore negli anni '50 dell'Ascendentismo, corrente letteraria di indirizzo antidecadentistico ed antiermetico, codificata in un'opera di 365 massime che Virgilio Brocchi definì "una miniera di gemme e una fonte di rivelazioni". Nino Ferraù diresse per oltre trent'anni la rivista letteraria "Selezione Poetica", organo ufficiale dell'Ascendentismo e fu autore di parecchie pubblicazioni di vario genere (poesia, narrativa, filosofia, critica ed arte varia).
La raccolta di poesie "Schegge d'anima" fu oggetto di un particolare studio critico da parte di Francesco Pedrina (1970).
La personalità artistica del Ferraù e varie sue composizioni sono state commentate o inserite in oltre 600 pubblicazioni (enciclopedie, antologie, saggi critici), catalogate presso la redazione di Selezione Poetica.
"Orme di Viandante" è una raccolta di poesie, scelte, per la maggior parte, fra quelle già pubblicate in edizioni completamente esaurite, o, tratte in minor numero, da copiose sillogi tuttora inedite ed alle quali non è stato ancora possibile dedicare accurato studio.
Il composito accostamento si propone, pur nella limitatezza del saggio rispetto alla vastissima produzione dell'Autore, di offrire al lettore una visione, di più estesa latitudine, della poetica e dell'universalità del canto poliedrico del Ferraù, che dalla concezione dell'Uomo e dell'Universo quale emanazione di Dio, deriva un senso di equilibrio, di armonia e quindi di musicalità.
Il Comune di Galati Mamertino ha trovato il punto d’incontro col suo poeta Nino Ferraù, che è entrato nella storia e resterà, per l’Italia, il poeta fra i più illustri ed esaltanti del secolo, fondatore e direttore delle pregevoli riviste “Selezione Poetica” e “Procellaria”, apprezzato e prolifico poeta dalla penna leggera e incisiva in cui affetti familiari, sentimento religioso, passione e natura amica e nemica, monti Nebrodi e fiumare s’intrecciano.
La famiglia Ferraù, per volere del fratello Giuseppe che si è sempre speso con incontri, salotti letterari e convegni e pubblicazioni, nell’intento di porre sotto gli occhi di tutti il messaggio lasciato dal fratello poeta, con l’approvazione del figlio Vincenzo Ferraù e di tutti i congiunti, ha assegnato in comodato d’uso al Comune di Galati Mamertino la casa paterna della famiglia Ferraù, in via San Sebastiano n. 7, dove nacque e crebbe il poeta e compose numerose liriche. Casa situata a pochi passi dalla centrale Piazza San Giacomo. A Luglio 2024, con una cerimonia avvenuta in sede, si è svolta l’inaugurazione di quella che è diventata la “Casa museo del poeta Nino Ferraù”.
La casa del poeta, adeguatamente ristrutturata, custodisce tutto ciò che i proprietari hanno lasciato dopo averla abitata per oltre un secolo, ed era stata costruita dal nonno del poeta che portava il suo stesso nome, Nino Ferraù.
Museo Maugeri Gemellaro
Il museo prende il nome dai due paleontologi (Maugeri Patanè e Gaetano Giorgio Gemellaro) che con il loro studio e la ricerca misero in risalto l’importanza naturalistica della Sicilia, partendo dagli aspetti più antichi del territorio, rappresentati in particolare dalle Rocche Rosse che si trovano nel territorio di Galati Mamertino. Questo giacimento fossilifero fu scoperto nella seconda metà dell’Ottocento dall’ ingegnere Emilio Cortese che prelevò alcuni fossili e li mandò a G. Gemellaro; quest’ultimo dopo accurati studi pubblicò una monografia dove istituì ben 51 nuove specie di Cefalopidi fra cui una porta il nome di Galati Harpoceras Galatense; in seguito lo studio del padre fu completato dal figlio Mauro che nel 1911 studiò in particolare i Gasteropidi ed istituì altre 9 specie e 2 varianti e dedicò una specie al territorio Chemnintia Galatensis.
Grazie alla scoperta di questi Fossili è stato possibile ricostruire la storia geologica della Sicilia ed accertare che durante l’ era Mesozoica vi era un mare popolato da una diversificata quantità di animali (Ammoniti). La sezione dei Vertebrati è costituita da calchi di reperti fossili custoditi presso il museo Gemellaro di Palermo provenienti dalla Grotta di San Teodoro di Acquedolci e da quella dei Puntali di Carini; essi rappresentano la fauna presente in Sicilia durante il pleistocene medio. Si tratta di un calco di uno scheletro completo di Elephas Mnaidriensis, un elefante di taglia ridotta vissuto in Sicilia duecentomila anni fa; l’animale originario dell’Africa arrivò in Sicilia attraverso un non ben precisato istmo siculo-tunisino, creatosi circa un milione e mezzo di anni fa.
Con questa sezione Paleontologica del museo Gemellaro di Palermo, si è inaugurato nel 2006 il centro museografico della valle del Fitalia, è una sede provvisoria, in attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione del Palazzo de Spuches.
Mulino pastificio di interesse etno-antropologico
Nel XX secolo la vita degli uomini è cambiata in una misura inimmaginabile fino a pochissimi anni prima. Agli inizi del '900 l'economia di Galati si basava prevalentemente sull'agricoltura; Galati era un piccolo paese alle pendici dei Nebrodi, dove vivevano circa 4000 persone e i paesi vicini erano difficili da raggiungere in quanto collegati solo da piccole mulattiere. Ed è proprio in questi anni che Emanuele Giuseppe, figlio di Basilio ed Emanuele Brigida, ritornando dall'America, dove era emigrato quattro anni prima, decide di fondare una piccola industria per la produzione della pasta; acquista quindi un piccolo pastificio a trazione animale e incomincia la sua vita di "piccolo industriale".
Il pastificio, ora di proprietà della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Messina, si trova nei locali della casa di Emanuele Giuseppe ed entrarvi dentro è come un tuffo nel passato. Un pezzo di storia che via via viene dipanata facendo capire la diversa realtà in cui si viveva un secolo fa.
All'interno sono presenti anche un mulino a palmento, un mulino a cilindri a funzionamento meccanico ed una collezione di oggetti che appaiono lontani anni luce dalla nostra modernità.
Il pastificio, risalente alla fine dell'Ottocento, di produzione dei fratelli La Rosa di Messina, è composto da varie parti che meriterebbero tutte una descrizione particolareggiata.
Il pezzo centrale del pastificio è composto da due campane di ferro massiccio dentro le quali veniva introdotta la pasta per la lavorazione e da un mastello impastatrice costituito da due rulli dentro il quale veniva cramulata la pasta; il mastello, purtroppo non esiste più, ma sono rimasti i rulli e gli ingranaggi a dimostrane la sua esistenza.
Museo della Musica: le serenate dei barbieri siciliani in America
I suonatori siciliani in America diventano i protagonisti di una vera e propria rivoluzione culturale grazie al cambiamento radicale nel modo del fare e del fruire la musica.
Siamo nell'epoca della riproducibilità seriale dei brani musicali e i siciliani d'America incidono sui dischi a 78 giri i brani della trazione influenzati anche dal multietnico jazz.
“Suoni e Voci dei Siciliani d’America” è il titolo dell’originale mostra che guida alla riscoperta di una singolare storia di emigrazione siciliana di successo. Si tratta della musica dei barbieri, che balza nella hit-parade discografica d’oltreoceano dai primi del ‘900. L’evento espositivo è offerto dalla Società Liberale di Mutuo Soccorso (1892) di Galati Mamertino, d’intesa col Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani
La mostra si articola in una sezione storico-documentaria-fotografica introduttiva, affidata a pannelli informativi sui temi de “La spartenza, addio alla terra madre”, al primo approdo a New York “Ellis Island, cancello del nuovo mondo o isola del pianto”, ed ancora a little Italy, luogo urbano più rappresentativo in cui si ricostituisce la comunità italiana nelle sue diverse espressioni regionali, compresa soprattutto quella siciliana, fedele alle tradizioni delle origini.
Quattro sono le sezioni dedicate specificamente ai Suoni e alle Voci dei Siciliani d’America, ovvero quella degli strumenti da banda, cui si fa riferimento per i tanti ensemble musicali di successo discografico, dediti soprattutto all’esecuzione di ballabili, in coerente relazione espositiva con il grammofono e anche con i dischi a 78 giri, il rivoluzionario modo del tempo di “fare” e “fruire” musica.
Di particolare interesse, inoltre, la ricostruzione del salone da barba, luogo elettivo della musica dei barbieri, con accessori originali e, soprattutto, con gli strumenti che hanno fatto la fortuna dei barbieri musicisti, ovvero mandolini e chitarre.
Di altrettanto interesse lo spazio bibliografico dedicato ai titoli più rappresentativi della ricerca etnomusicologica sul repertorio discografico dei 78 giri incisi dai siciliani d’America, e anche, più in generale, alla storia dell’emigrazione.
Non manca, infine, una postazione video dove immagini, suoni e testi, raccontano questa significativa vicenda culturale. A riaffermare, inoltre, il profondo legame che unisce le comunità d’oltreoceano con quelle d’origine, il bel gonfalone dei primi del ‘900 dedicato dagli emigrati galatesi di Cleveland al santo patrono San Giacomo. La mostra, ospitata presso la sede del sodalizio galatese, presieduto da Gaetano Campisi, sarà visitabile fino al 25 agosto nei giorni di domenica e festivi, la mattina dalle ore 10:30 alle 12:30 ed il pomeriggio dalle ore 17:30 alle
Tutti i musei sono visitabili chiamando i seguenti numeri: 3486832351-328 229 3925